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Missione - Libia

Per la Libia, Paese centrale nella crisi migratoria che imperversa tra le due sponde del Mediterraneo, il 2018 potrebbe essere un anno chiave. Dopo la caduta del regime di Muhammar Gheddafi nel 2001, la Libia è entrato in una fase di forte crisi che lo ha portato alla disgregazione: le elezioni del 2012 e del 2014 non hanno fornito un Governo unitario al Paese che è precipitato in una guerra civile in cui si fronteggiano centinaia di milizie locali con piani politici più o mono ambizioni. Dopo anni di crisi, anche grazie all’azione dell’Inviato Speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, si è arrivato a fissare nuove elezioni nazionale entro il 2018: nonostante ciò, a causa della frammentazione politica e territoriale ancora forte, non è detto che il risultato di questa nuova consultazione porti necessariamente alla stabilizzazione del Paese. Allo stato attuale, i due principali attori della politica libico sono Fayez al-Serraj, Presidente del Governo di Unità Nazionale (con sede a Tripoli e riconosciuto dalla Comunità Internazionale), ed il Generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica con il suo Esercito Nazionale Libico (sostenuto dall’Egitto e, soprattutto, dalla Russia). Un terzo candidato che potrebbe giocare un ruolo importante alle prossime elezioni potrebbe essere Said al-Islam Gheddafi, figlio del defunto dittatore, che, dopo essere stato imprigionato, è riuscito a farsi liberare e a tornare, almeno parzialmente, sulla cresta dell’onda. Le recenti dichiarazioni di Haftar hanno riaperto la discussione sulle elezioni: il Generale, dopo aver liquidato come assurda la candidatura di al-Islam ed aver ribadito l’incapacità di al-Serraj di governare adeguatamente il Paese, dichiara che la Libia non è pronta ad una vita democratica e che il suo Esercito Nazionale è pronto ad intervenire nel caso la consultazione elettorale non metta fine al disordine che lacera il Paese. Da un lato, dunque, Haftar si dichiara pronto ad accettare le elezioni mentre, dall’altro, sembra preparare le basi per un intervento militare in caso di mancata vittoria.

Oltre ai principali protagonisti della vita politica e alle numerose milizie governate dai signori della guerra, è da considerare il ruolo delle minoranze etniche, la più numerosa delle quali è costituita dalla comunità Amazigh (Berbera), e che, dopo gli anni della repressione di Gheddafi, sono tornate a voler giocare un ruolo importante nella politica libica.

Infine, è necessaria una riflessione sul ruolo dei Paesi dell’Unione Europea, principali destinatari del flusso migratorio che, partendo dall’Africa subsahariana, attraversa proprio la Libia. La pressione migratoria ha messo in seria difficoltà l’UE favorendo la crescita di movimenti politico nazionalisti e xenofobi. Il tentativo di un’azione congiunta, inoltre, non è stato sempre facile e ha messo in evidenza le differenze di interessi che i singoli Paesi (in particolare Italia e Francia) hanno, sia dal punto di vista politico (al fine di giocare un ruolo preminente nella politica UE nel mediterraneo), sia dal punto di vista economico (la Libia è ricca di idrocarburi). 

 

 

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